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Doni funesti. Miti di scambi pericolosi nella letteratura latina
2018
«I doni sono come gli ami» avverte Marziale. «Catturano anche gli dèi» afferma Ovidio. «Sono l’inganno in cui di solito incappano i re» osserva Seneca. La forza calamitante del dono, la sua natura seducente e pericolosa, emerge con chiarezza dall’analisi del sapere mitico romano e delle sue riscritture letterarie. I Romani, del resto, conoscevano bene il potere attrattivo dei doni, la loro capacità di condizionare i comportamenti e le dinamiche di relazione. Erifile è soggiogata dalla collana di Armonia, Mida è accecato dalla sua fame d’oro, Creusa è ingannata dai doni nuziali; Didone brucia con sé quelli dell’amato, Semele e Fetonte ne saranno bruciati. Il dono promesso è un rischio, il do…
Il racconto di Procri e l’ombra di Lucrezia. Ov. met. 7, 700-865 e fast. 2, 721-856
2021
Procris and Lucretia. Ov. met. 7, 700-865 and fast. 2, 721-856 · When Ovid decides to re-write the Greek tale of Cephalus and Procris in the Metamorphoses, he is faced with a “literary vacuum”: he cannot count on any Latin model with which to measure himself, except for a brief quotation in the Aeneid of Virgil (6, 445) – and his own version of Procris in Ars amatoria. In light of this, his only option is to refer to the Greek sources of the myth or to other female archetypes (such as Dido). I argue that, among them, the poet focuses on a female iconic figure of the Ro-man tradition: Lucretia, who is particularly suited to embodying the ethic patterns of pudicitia, fides and castitas, that …